Che fine ha fatto l’avventura in mtb?

Riguardare la sintesi online del Whistler Crankworx in Canada mi ha fatto riflettere. Anche se non è lo stile di riding che mi si addice, sicuramente mi affascina. Ma la mtb sta davvero prendendo questa strada? Il freeride è diventato il nuovo sinonimo di estremo?

Probabilmente decine di migliaia di spettatori hanno assistito all’evento sul posto, la maggior parte con le proprie bici al seguito, girando prima e dopo sulle innumerevoli tracce di Whistler. Trenini griffati Troy Lee, tutti su mtb da oltre tremila euro, completamente kittati con protezioni integrali, neck brace, caschi integrali, e per finire l’indispensabile helmet cam. Bambini di 10 anni su full – che bravi genitori! – e con abbigliamento MX style. È stupefacente vedere come sia diffusa l’anima gravity qui! La Red Bull Rampage si svolge nel mezzo del deserto dello Utah, ma tutto questo è nel bel mezzo di un resort, e la maggior parte delle strutture è aperta al pubblico per tutta la stagione di riding. Riuscite a immaginare che godimento? Continua a leggere “Che fine ha fatto l’avventura in mtb?”

Life is a cycle

Life is a cycle

Sicuramente uno dei più grandi piaceri della vita è far girare le ruote là fuori, sui nostri gloriosi sentieri, superando di slancio il meandro di strade asfaltate e rotatorie, prima di arrivare ai campi e alle colline ondeggianti che si stagliano di fronte a noi, spruzzati di fiori e baciati da un caldo sole. Beh, lo sarebbe se solo avesse smesso di gelare. Eppure, nonostante il passatempo nazionale di chi agonizza a casa dispiacendosi del clima avverso, ci devono essere altri motivi per cui sono solo una minima percentuale dei biker esce in condizioni avverse. Prendiamo esempio dai britannici, se pedalassero solo nelle giornate asciutte, le loro uscite in bici non coprirebbero neppure un mese l’anno… Continua a leggere “Life is a cycle”

Terapia d’urto

Terapia d’urto

Ore otto. Domenica mattina. Un’aria da funerale permea il salotto a dispetto di un’incredibile promessa di tiepida giornata autunnale in grado di vincere velocemente la gelata notturna. Un’altra notte priva di sonno ristoratore, un’altra alba salutata con occhi vuoti e stomaco affamato. Arrancando verso il we di lavoro con la familiare tazza di caffè in mano, con il suo gusto amaro che permea il palato.
Considerate una coltre d’indifferenza passiva. Veste malamente sulla maschera di disagio ma cela quel tanto che consente al prossimo di non rendersi conto di nulla. Mio zio, i cui occhi sono quelli di chi la sa lunga, vede subito attraverso essa: “Non hai dormito? Un altro we a divertirsi, eh?”, ha sussurrato in modo comprensivo proprio nel momento in cui alla radio passava Tom Waits. “Misery’s the river of the world, everybody row, everybody row…” Continua a leggere “Terapia d’urto”