Punk biking

Punk biking

Ovvero è sempre meglio quando si vive secondo le proprie regole

Il ciclismo e la musica mi sono sempre sembrati come dei fratelli separati alla nascita. Ciascuno, a modo suo, ha ricche tradizioni, regole e una solida scienza alle spalle. Ognuno mi ha fornito innumerevoli ore di divertimento, sia facendone parte sia godendo l’arte degli altri. Ma senza dubbio, i più grandi benefici sono arrivati quando i rinnegati e i sognatori hanno afferrato le redini e puntato la diligenza verso una direzione completamente nuova.
Con l’avvento del rock ‘n’ roll, è stata data una voce ai sentimenti sfrenati di un’intera generazione di giovani creando un movimento completamente nuovo e rivoluzionario. Questo movimento era più forte delle consolidate norme sociali e dello Stato, che spesso reagì col pugno di ferro. Non solo il rock ‘n’ roll fu giovane e ribelle, ma anche divertente da suonare e da ascoltare.
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Agonismo e divertimento, un connubio impossibile? – Contrappunto

Contrappunto (*)
Sono un agonista, sotto ogni punto di vista. Vivo per andare veloce. Guido veloce, parlo velocemente, provo a pensare velocemente e, naturalmente, ho sempre guidato la mia bici il più velocemente possibile. Registro le mie prestazioni con il software GPS integrato nel mio smartphone e sui diari di allenamento, e cerco sempre di andare più veloce.

Allora, cosa pensare dei ragazzi che bevono birra a fine giro, che spendono più tempo a chiacchierare a bordo sentiero che a girarci? Comprano tutti i prodotti più recenti e più fighi, ma non gliene frega niente delle prestazioni. Chi sono questi rider, e cosa gli fa pensare che possono girare sui miei stessi sentieri?