Quanto vale una passione

Quanto vale una passione

Week End. Fine settimana. Quel periodo di due giorni durante il quale la maggior parte di noi ricarica le proprie batterie psicofisiche prima di affrontare la settimana successiva. Il weekend significa ridere, passare tempo in totale spensieratezza bevendo birra con gli amici. La settimana evoca un senso orwelliano di tristezza, una grigia lavagna di monotonia che può essere curata solo con l’intensa e rilassante terapia di un week end. E il fine settimana è anticipato il pomeriggio di venerdì con un senso di gioia quasi maniacale.
Sempre che tu non sia uno di quegli automi che gareggia ogni santa domenica. Allora le cose diventano molto diverse… Continua a leggere “Quanto vale una passione”

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L’arte dell’ascesa

O a proposito della pena minima obbligatoria nel mountain biking

Sono uno stupido, lo ammetto.
Come un qualche tipo d’insulso masochista, mi sottopongo ad alti livelli di fatica e sofferenza. Digrigno i denti. I polpacci piangono. Il cuore si gonfia. Il mantra “Dai cazzo!” echeggia in un cervello svuotato di sangue e ossigeno. Quattro ore di ascesa implacabile, superando i compagni di pedalata con lo scollinamento al passo che non è ancora a portata di sguardo. “Perché sono qui?”, “che cavolo sto facendo”, “odio i miei amici” sono i vaneggiamenti della delusione e dell’angoscia. Ma, non importa quanto sia stupida, non c’è altra scelta che continuare. L’alto è l’unica direzione verso cui procedere.

Straziandomi, la mia sella sfrega fino quasi a scorticare il mio deretano. L’avvicinarsi dei crampi minaccia di impossessarsi di ogni mio arto in movimento per congelarlo come nel rigor mortis. Il suddetto cuore si sente come se dovesse saltare fuori dalla mia gonfia gabbia toracica quasi come un alien impiantato per correre poi zuppo di sangue fino al letto. Il respiro è continuamente soffocato dallo sforzo di far correre le ruote senza rallentare. Scalo invano la marcia, rendendomi conto che sono già sul rapporto della vergogna, ma in qualche modo spero che un pignone più grande magicamente appaia sul mozzo posteriore della mia stanca cavalcatura. Guardo indietro per capire se il disco del freno sfrega dentro la pinza. Quando mi rendo conto, per la ventesima volta, che il pignone magico non esiste e che i miei freni sono a posto, mi alzo sulla sella, semplicemente per vedere se mi farà meno male, e la mia ruota posteriore scivola sul ghiaietto. Perdo l’equilibrio e, come una pallina da flipper ubriaca, scarto bruscamente tra le rocce e il bordo del sentiero, aggiungendo metri non necessari a una già epica scalata.
Questa è la salita, e proprio ora, se potessi, me ne sbarazzerei insieme a tutta la mia bici. Continua a leggere “L’arte dell’ascesa”