Che fine ha fatto l’avventura in mtb?

Riguardare la sintesi online del Whistler Crankworx in Canada mi ha fatto riflettere. Anche se non è lo stile di riding che mi si addice, sicuramente mi affascina. Ma la mtb sta davvero prendendo questa strada? Il freeride è diventato il nuovo sinonimo di estremo?

Probabilmente decine di migliaia di spettatori hanno assistito all’evento sul posto, la maggior parte con le proprie bici al seguito, girando prima e dopo sulle innumerevoli tracce di Whistler. Trenini griffati Troy Lee, tutti su mtb da oltre tremila euro, completamente kittati con protezioni integrali, neck brace, caschi integrali, e per finire l’indispensabile helmet cam. Bambini di 10 anni su full – che bravi genitori! – e con abbigliamento MX style. È stupefacente vedere come sia diffusa l’anima gravity qui! La Red Bull Rampage si svolge nel mezzo del deserto dello Utah, ma tutto questo è nel bel mezzo di un resort, e la maggior parte delle strutture è aperta al pubblico per tutta la stagione di riding. Riuscite a immaginare che godimento? Leggi tutto “Che fine ha fatto l’avventura in mtb?”

Ripartire da 365

Ripartire da 365

In un’epoca che vede crollare una dopo l’altra le nostre certezze, dalle più fatue alle più solide, come un devastante effetto domino dalla progressione logaritmica, non è così difficile morire. La morte intesa come passaggio, anche catartico, a uno stato più elevato. La morte come quella della fenice, che rinasce dalle proprie ceneri, uccello mitologico divenuto simbolo di morte e risurrezione. Leggi tutto “Ripartire da 365”

Terra di mezzo

Terra di mezzo

L’altro giorno stavo camminando lentamente lungo una staccionata, meravigliandomi del perché storicamente è così impopolare non prendere posizione. Rimanendo seduto sul suo bordo superiore – in equilibrio precario a un passo dal cadere all’indietro – mi sentivo tranquillo, godendo di una chiara ed eccellente vista del campo di fronte a me. Non dovendo scegliere se saltare all’interno sul campo o ritornare indietro sul sentiero, e non avendo alcuna pressante necessità di fare entrambe le cose, rimasi lì sulla staccionata e lasciai la proverbiale indecisione libera di guidarmi. I pensieri saltavano da un estremo all’altro, senza un filo conduttore… pensai come i politici in questo Paese sembrino seguire astiosi sbandamenti a destra o a sinistra, e come il popolo della bici a ruote artigliate sembri pronto a etichettare se stesso con tutte le ferventi convinzioni di martiri e zeloti.
I biker sono palesemente molto meno violenti e faziosi dell’esempio precedente, ma la danza della retorica non è tanto differente. Rimanere nella terra di mezzo, mantenendo una prospettiva bilanciata e tenendo in considerazione i molteplici punti di vista (e sforzandosi di considerarli ugualmente validi), non sembra essere una posizione veramente popolare. Specialmente dove bici, politica o la questione pensioni sono oggetto del nostro interesse. Leggi tutto “Terra di mezzo”

L’arte dell’ascesa

O a proposito della pena minima obbligatoria nel mountain biking

Sono uno stupido, lo ammetto.
Come un qualche tipo d’insulso masochista, mi sottopongo ad alti livelli di fatica e sofferenza. Digrigno i denti. I polpacci piangono. Il cuore si gonfia. Il mantra “Dai cazzo!” echeggia in un cervello svuotato di sangue e ossigeno. Quattro ore di ascesa implacabile, superando i compagni di pedalata con lo scollinamento al passo che non è ancora a portata di sguardo. “Perché sono qui?”, “che cavolo sto facendo”, “odio i miei amici” sono i vaneggiamenti della delusione e dell’angoscia. Ma, non importa quanto sia stupida, non c’è altra scelta che continuare. L’alto è l’unica direzione verso cui procedere.

Straziandomi, la mia sella sfrega fino quasi a scorticare il mio deretano. L’avvicinarsi dei crampi minaccia di impossessarsi di ogni mio arto in movimento per congelarlo come nel rigor mortis. Il suddetto cuore si sente come se dovesse saltare fuori dalla mia gonfia gabbia toracica quasi come un alien impiantato per correre poi zuppo di sangue fino al letto. Il respiro è continuamente soffocato dallo sforzo di far correre le ruote senza rallentare. Scalo invano la marcia, rendendomi conto che sono già sul rapporto della vergogna, ma in qualche modo spero che un pignone più grande magicamente appaia sul mozzo posteriore della mia stanca cavalcatura. Guardo indietro per capire se il disco del freno sfrega dentro la pinza. Quando mi rendo conto, per la ventesima volta, che il pignone magico non esiste e che i miei freni sono a posto, mi alzo sulla sella, semplicemente per vedere se mi farà meno male, e la mia ruota posteriore scivola sul ghiaietto. Perdo l’equilibrio e, come una pallina da flipper ubriaca, scarto bruscamente tra le rocce e il bordo del sentiero, aggiungendo metri non necessari a una già epica scalata.
Questa è la salita, e proprio ora, se potessi, me ne sbarazzerei insieme a tutta la mia bici. Leggi tutto “L’arte dell’ascesa”