Agonismo e divertimento, un connubio impossibile? – Punto

Punto (*)
Racer depilati in lycra spesso mi passano sul sentiero. Ma chi se ne frega? Possono anche andare più forte di me, ma io sarò là fuori per tutto il giorno. Non mi preoccupa spremere i muscoli in vista della prossima seduta d’allenamento, perché non mi alleno. Mi ritiro da questo “sport”. Tale visione distoglie dalla maestosità del trail. Prendo a calci questi rider del nuovo sogno americano: corri, corri, corri! Possono raggiungere risultati importanti da un certo punta di vista ma ottengono poco da un altro, quello della qualità della vita.
Certo, sprinto sempre con i miei amici a fine sentiero. Mi aggrappo anche alla loro ruota posteriore e cerco di spingerli fuori dallo stretto single track per balzare in testa se l’umore è quello giusto. Ma quando cala l’impeto, è più divertente prenderci il nostro tempo. Ci fermiamo per nutrirci e parlare di come ci siamo quasi cappottati su quell’ultimo drop. Aggrediamo sezioni incazzate una dopo l’altra, poi ci fermiamo prima di grossi salti fino quando non riusciamo a chiuderli perfettamente, fino a quando l’esecuzione non è pulita e nitida come l’immagine che si siamo costruiti nella mente.

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