Il ruvido sapore dei sentieri

Il mondo attuale è iper e interconnesso. È affascinante il dettaglio delle connessioni sociali, politiche e fisiche che sono state forgiate tra le più disparate parti del globo e il modo in cui lo scambio di informazioni senza fine continua a plasmare il mondo che oggi conosciamo.

South Face Singletrack - Monte San Vito Trail Area (AL)
South Face Singletrack – Monte San Vito Trail Area (AL)

Lo stesso accade per il mountain biking. Raccogliendo i frutti di una sorta di riconoscibilità sociale dopo circa tre decenni di sforzi, i rider stanno finalmente diventando un’entità fisica con il potere di affermare come i sentieri devono essere progettati e costruiti, oltre a poter girare in tutto il mondo su una crescente rete di trail nati da e per i biker. Gli appassionati di mtb percorrono sentieri che sono stati realizzati con un solo obiettivo finale: essere dedicati alle ruote artigliate a pedali. Sono anche costruiti con una sola parola in testa, a volte abusata: il flow. In generale, questo è un qualcosa per cui vale la pena festeggiare.

In realtà la parola chiave è un’altra: omogeneità. Un sentiero flow sulle Alpi Francesi sarà molto simile a uno californiano, che non sarà a sua volta molto diverso da uno flow nella ridente Svizzera, più o meno. È una vera sfida tangibile, che sta nel tentativo di far rotolare un paio di gomme tassellate giù per una serpeggiante lingua di terra che non aveva mai avuto in mente la mountain bike quando stava per diventare una traccia. Un duro e certosino lavoro di taglia e cuci per facilitare il passaggio delle due ruote a pedali regalando sorrisi. Tutto bello e interessante, ma…

Che dire della ripida e scivolosa roccia calcarea che si trova aggrappata su certi dirupi liguri o della sponda nord del Lago di Garda? Che dire della commovente bellezza di certi angoli remoti delle Highlands scozzesi? Che dire di tutte quelle lastre di granito, distese sabbiose e torbiere sparse tra Nord Europa e continente americano? E che dire dei percorsi costruiti dai nostri antenati tremila anni fa, quelli realizzati dai cercatori d’oro, dai contrabbandieri, dai cacciatori, arrivando sino a quelli creati dal passaggio incessante degli animali… sentieri che a volte non vanno da nessuna parte, sentieri che maledici con rabbia perché sono così stretti e ripidi che è già un grandissimo risultato riuscire a stare in piedi. Sono tutte delle tracce che semplicemente non scorrono. E che dire di tutte quelle migliaia di chilometri di sentieri che non conoscono l’esistenza di sponde e kick scolpiti dalla sapiente mano dei trail builder?

Che dire di questi sentieri? Questi incredibilmente diversi trail naturali che già coprono la maggior parte del nostro pianeta? Semplicemente la fanno da padroni, questa è la verità nuda e cruda. In primo luogo sono il motivo per cui la gente ha iniziato a pedalare una mountain bike. E sono ciò che dà gusto e sapore al nostro sport.

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4 pensieri su “Il ruvido sapore dei sentieri

  1. bella riflessione Cri. Convieni però che per lo sviluppo del nostro sport preferito c’è sempre più bisogno di sentieri ritmici e divertenti per tutti? Poi c’è assoluto bisogno anche di riscoprire vecchie tracce e sentieri magari dimenticati che però hanno una grande storia, magari dovere portare poi tutti coloro che grazie al “flow trail” si sono avvicinati alla mountain bike 🙂

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