Il malvagio fascino di Strava

Non sono (più) un biker agonista. Certo, ho partecipato a una gara promozionale tra amici quest’anno, e in passato mi sono dilettato tra 24h e Superenduro, pagando (volentieri) la quota d’iscrizione più per la possibilità di socializzare (in altre parole, bere birre) e per la ricompensa al traguardo (in parole povere, altre birre) che per un vero e proprio istinto competitivo o predatorio nei confronti della singola vittoria e del ranking assoluto.Così, quando questa diavolo di App chiamata Strava si è abbattuta drammaticamente sull’idillio con lo spirito aggregativo e godereccio del mountain biking (una scusa per bere birre, se non si era ancora capito) non ho potuto fare a meno di interessarmene. Il pensiero di andare in bici con il solo scopo di monitorare le mie performance su sentieri e sterrate e compararle con le statistiche di tutti gli altri, in una sorta di gara virtuale, ha rischiato veramente di spezzare la magia. Tutti noi hanno provato, almeno una volta nella vita, il fascino per il male… difficile resistere, e anche quando prevale l’autocontrollo, una vocina nella nostra testa (quella identificata con il diavoletto) ci dice “ma dai, cosa c’è di male a provarla, per una sola volta!”… e così l’ho scaricata sullo smartphone.

Molto è stato detto su Strava. Alcuni appassionati la amano. Altri la odiano. Altri ancora pensano che stia rovinando la vera essenza del ciclismo. Per loro, Strava sta lacerando il tessuto sociale della comunità bici, che sia a ruote artigliate o lisce non ha importanza. È difficile non essere d’accordo. Il mio approccio al mountain biking è semplice: godersi la natura pedalando senza costrizioni e tabelle, da solo o in compagnia (meglio), questo mi spinge a inforcare la bici ogni volta che ne ho voglia. E penso che Strava svilisca questa magnifica esperienza. Ma è difficile farne a meno… è difficile fare a meno di caricare la traccia GPS sul sito, visualizzare i propri progressi su alcuni segmenti in salita e in discesa, confrontare le performance con gli amici e con gli sconosciuti, amatori e pro. Osservare la velocità con cui Strava fa proseliti fra biker insospettabili, e quanto si allungano le classifiche di certi segmenti, mi lascia perplesso e con l’amaro in bocca. Al tempo stesso, è innegabile che Strava stia diventando una motivazione primaria per molti biker, trasformando ogni uscita in una gara virtuale senza tassa d’iscrizione, nessun concorrente da passare, senza spettatori entusiasti lungo i trail, senza cerimonie di premiazione e, peggio ancora, senza birra gratis dopo il traguardo.

stravaStrava ha creato un nuovo gergo ciclistico, la concretizzazione del male, con la terminologia KoM. Quando arrivi all’attacco di una salita o all’ingresso di un trail in discesa, e senti biker – rispettivamente inguainati in tutine in lycra o bardati da Rampage “fine del mondo” – parlare di Strava, ti senti come un turista che partecipa solitario a una festa di cannibali, che si domanda se è lui stesso la portata principale…
Ho cercato e cerco di ignorare il vero significato di King of the Mountain, e cosa porta con sé la sigla KoM. In Strava, ci sono note salite e discese che appaiono come l’arena di cruenti Ludi Gladiatori, dove il sangue dei contendenti è sparso sulla sabbia senza rispetto né di storia né di tradizione.

Sono sicuro che altri appassionati biker condividono i miei pensieri e sentimenti, inclusa la fascinazione del male, dal momento che nulla nella storia recente della bicicletta è stato così controverso, così odiato, eppure così amato, come Strava. Come ogni nuova tecnologia, specialmente nel mondo dei Social Media, l’introduzione di un cosiddetto game changer ha prodotto un’incredibile onda d’urto a livello sociale, contribuendo – volenti o nolenti – a cambiare il nostro modo di interagire con gli altri, per sempre. La crescita dei servizi di messaggistica come WhatsApp, di Facebook, Twitter e Instagram, porta con sé un gusto amaro… non ascoltiamo più la voce del prossimo, ne leggiamo solo le gesta virtuali. Sembrano finiti i giorni in cui si usavano quelle strane appendici del corpo – le dita – per comporre i numeri su una tastiera e, magicamente, parlare con qualcun altro lontano, molto lontano dalla nostra attuale posizione… ah sì, quella cosa chiamata telefono, perché sapete, lo smartphone iper tecnologico che avete in mano, serve anche per telefonare! Ora questa nuova moda chiamata Strava rischia di passare oltre, diventando un tessuto portante del ciclismo tout court, e gli effetti appaiono chiari sia da chi vive lo sport dall’interno sia da chi osserva dall’esterno.

La mia resistenza a Strava è crollata come un recinto di legno in un tornado. Strava è entrata a far parte della mia vita di biker, all’inizio come un semplice modo per tenere traccia delle proprie uscite in mountain bike o anche allenamenti di running. Lo ammetto, per questo motivo, mi è piaciuto sin dall’inizio, anche se per certi versi mi lasciava perplesso. Come poteva avere così tanto successo una App che è in contrasto con l’essenza stessa del mountain biking, quello “vero” fatto di amicizia, aggregazione, batticuore, adrenalina, sudore, polvere, scoperta, panorami e natura. Dovevo sapere il perché? La vocina malvagia ha avuto il sopravvento – provala, giusto per capire, cosa c’è di male, è solo per una volta! – e così ho scaricato, installato Strava, e mi sono registrato.

Ho trovato Strava molto facile e intuitiva sin dai primi momenti, un’interfaccia minimale ed efficace aiuta non poco: basta premere il pulsante di registrazione rosso, e il timer inizia a contare i secondi. Ho pedalato come sempre, da inizio a fine giro, non preoccupandomi della performance pura, ma… ma una volta caricata online la pedalata, è stato veramente difficile non rimanere affascinato da tutti i dati visualizzati, compresa la performance su una salita che mai avrei immaginato fosse ritenuta così importante da altri biker!

L’uscita successiva, sono andato volutamente a percorrere un anello con un paio di discese toste, giusto per la curiosità di vedere dove mi sarei collocato nella classifica virtuale. Ma non mi sono risparmiato neppure sulle salite, non tanto per il puro ritmo di pedalata, quanto nell’affrontarle con un altro spirito: tutte d’un fiato, senza soste per scattare foto ai dintorni. Lo smartphone è rimasto dentro il taschino degli shorts e, anche se ero sicuro non fosse cambiato nulla, Strava aveva iniziato a scalfire la superficie…

Soddisfatto della mia pedalata, sono tornato a casa, con un’ansia da prestazione che, purtroppo, si stava facendo strada in me… fremevo dal diabolico desiderio di visualizzare le statistiche online, trovando che ero… solo 10 su 18! Mannaggia! Non ero neppure nella prima metà della classifica. Deluso, ho aperto il frigo e ho reintegrato i liquidi persi con la classica birra… da solo. Rimuginando sull’esperienza appena vissuta, decisi che Strava faceva schifo. Avevo pedalato la mia mountain bike in una gara contro decine di altri biker, ma da solo. Ho rivissuto la competizione, ma su uno schermo di computer, tra me e me. Mi sono goduto una fresca birra a fine uscita, con la sola compagnia della mia immagine riflessa di uno schermo ormai oscurato nell’attesa di nuovi input.

Strava e il mondo digitale della mountain bike non sono per me, almeno è questo che mi piace ripetermi allo specchio, in un desiderio di auto assoluzione. Anche se Strava costruisce e aggiorna il diario delle nostre uscite, ci mostra i nostri progressi in modo nudo e crudo, e ci confronta con avversari virtuali, non crea e rappresenta la vera comunità dei biker.
Dobbiamo ricordarci questo quando ci confrontiamo con il diavolo tentatore di Strava… è solo ed esclusivamente uno strumento.
La prossima volta che sentirò crescere in me lo spirito competitivo e la voglia di misurare le mie capacità contro rivali in carne e ossa, verserò la quota d’iscrizione per una gara vera, godendomi ogni sfumatura ed elemento, da quello atletico al cameratismo a ruote artigliate che, con naturalezza, si instaura con i compari di pedalata. Almeno a una vera gara di mountain bike, c’è una birra vera che ti aspetta al traguardo…

 

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3 pensieri su “Il malvagio fascino di Strava

  1. Mai usato Strava ma questo articolo coglie appieno cosa sia per me la mtb , quando hai fatto sport agonistico per una vita sai che il vero confronto è con l’avversario , da abbracciare se ti è amico da irridere se ti stà un pò sui coglioni , non certo con uno smartphone…buona birra a tutti.

  2. Ragazzi, non esageriamo, Strava in se é un buon strumento per tenere traccia dei ne allenamenti e vedere se si riesce a migliorare in base al lavoro fatto, o solo anche per tenere un ricordo di un G iro fatto, soli o in compagnia.
    Strava va usato per quello che é, in fondo anche una pistola non é altro che un pezzo di ferro, utile se in mani giuste, dannoso e letale se in quelle sbagliate…

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