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Temet Nosce

Conosci te stesso, comprendere i propri limiti, accettarli esplorare le proprie doti naturali e impiegarle al meglio... e come direbbe il poeta, “Dare uno scopo alla vita può condurre alla follia, ma una vita senza scopo è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio; è una nave che desidera ardentemente il mare eppure lo teme”.
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  • Dall'Appennino al Mar Ligure
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Ultima

Digressioni

La ricerca della felicità

Era una sera fredda e umida, di fine dicembre, intorno alle cinque. Orione sta sorgendo nel cielo orientale, preparo una borraccia di tè caldo e prendo la mia bici dal garage. Guanti, giacca e calze invernali, non manca nulla.
Nemmeno gli auricolari collegati al telefono, e l’album Ukulele Songs pronto a essere ascoltato in loop. Con il semplice suono della voce e dell’ukulele di Eddie Vedder nelle orecchie e nella testa, metto il naso fuori di casa, nella buia campagna appena fuori della città. Leggi il resto di questa pagina »

Taryu ni okinaru tachi o motsu koto

Taryu ni okinaru tachi o motsu koto
Uno scioglilingua che è quasi come un mantra, un suono in grado di liberare la mente dai pensieri. Una frase che non è altro che uno dei capitoli del Libro dei cinque anelli, manuale della strategia e della filosofia del combattimento. Leggi il resto di questa pagina »

Carattere intrinseco

Le cose migliori della bicicletta sono gratuite. Cifre a sei zeri potrebbero lubrificare gli ingranaggi dell’innovazione nell’industria ciclistica, ma per il ciclista di tutti i giorni è più vero il contrario. Meno soldi hai da spendere sulla bici che stai allestendo, significa più tempo dedicato a spremere le meningi, e di conseguenza le tue soluzioni saranno più creative. Questo è ciò che rende le bici restaurate così uniche e appaganti.

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Castelli in aria

Pasquetta. È tempo di abbuffate fuori porta. Un appuntamento fisso annuale che ha la familiarità confortevole del ritrovo tra amici. La griglia è avviata, c’è la coda per la prima salsiccia pronta e, senza un motivo particolare, tutti sono stipati in cucina. Nell’attesa ci si intrattiene con storielle che erano tutt’altro che divertenti quando sono accadute, ma ormai sono così rimaneggiate da far star male dal ridere. “Ti ricordi quel giro dove ‘ancora una salita’ significava in realtà ‘quattro colline prima che inizi la vera salita? ’” Questa storia viene immediatamente superata da quella in cui l’amico del cugino dell’amico, spegnendo il cervello, ha tentato di entrare nel garage con la mtb sul portabici.
A un certo punto, tra una birra superlativa e una più a buon mercato, le conversazioni sono tranquillamente passate dal rievocare il passato al fantasticare sul futuro. Si arriva a sera, con il tavolo della cucina coperto da cartine di sentieri, vecchie riviste zeppe di ‘orecchie’ sulle pagine a mo’ di segnalibro, e qualche cartone di birra colmo di bottiglie vuote. Leggi il resto di questa pagina »

Punk biking

Ovvero è sempre meglio quando si vive secondo le proprie regole

Il ciclismo e la musica mi sono sempre sembrati come dei fratelli separati alla nascita. Ciascuno, a modo suo, ha ricche tradizioni, regole e una solida scienza alle spalle. Ognuno mi ha fornito innumerevoli ore di divertimento, sia facendone parte sia godendo l’arte degli altri. Ma senza dubbio, i più grandi benefici sono arrivati quando i rinnegati e i sognatori hanno afferrato le redini e puntato la diligenza verso una direzione completamente nuova.
Con l’avvento del rock ‘n’ roll, è stata data una voce ai sentimenti sfrenati di un’intera generazione di giovani creando un movimento completamente nuovo e rivoluzionario. Questo movimento era più forte delle consolidate norme sociali e dello Stato, che spesso reagì col pugno di ferro. Non solo il rock ‘n’ roll fu giovane e ribelle, ma anche divertente da suonare e da ascoltare.
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Il mio rapporto con il Natale

Ho sempre avuto un rapporto complicato con il Natale. Quello che si presenta quando compi gli anni dieci giorni dopo il Natale. Non mi piace condividere il palco con il Figlio di Dio. Gesù non ha mai sentito nessuno dire: “Questo è il tuo regalo per il Natale e per il compleanno.”

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Ode al restauro

Le cose migliori nel ciclismo sono gratuite. Borsoni colmi di denaro possono ungere le ruote dell’innovazione nel ciclismo, ma per il pedalatore di tutti i giorni è più vero il contrario. Meno soldi hai da spendere per la bici che stai allestendo, più arditi saranno i tuoi pensieri, e di conseguenza più creative saranno le tue soluzioni. Questo è ciò che rende il restauro o ripristino di vecchie bici così appagante e unico.
Le bici migliori sono costruite con i guanti, la tradizione e i soldi. Le bici restaurate sono allestite con la determinazione di ottenere qualcosa di realizzabile e appena decente da un mucchio di telai d’occasione e scatoloni di vetusti pezzi di ricambio. Soluzioni che non prendereste mai in considerazione per la vostra miglior bici, ma che sono l’essenza del restauro. Leggi il resto di questa pagina »

Texture

Improvvisamente la strada si fa più agevole, le gambe girano più fluide. Automaticamente passo a un rapporto più duro, mi risiedo sulla sella. Ho appena cambiato valle, è appena cambiata la texture dell’asfalto.
Ogni comune, a volte ogni frazione, ha il suo modo di asfaltare le strade secondarie, ognuno ha la propria idea di asfalto ideale, di perfetta pavimentazione. Per il ciclista, questo si traduce in un piccolo scalino quando il confine viene attraversato, e in una nuova sensazione in sella. Leggi il resto di questa pagina »

Sogno di una fuga di mezzo secolo

Di questi tempi, devi cercare a lungo prima di trovare un bambino che pensi seriamente alle stazioni spaziali, ai viaggi interplanetari, alle colonie su Marte. Non è stato sempre così. Il programma spaziale statunitense ha permeato la cultura in cui sono cresciuto, sussurrando selvagge promesse di libertà a chiunque volesse considerarlo. Molti di noi l’hanno fatto.
Fin dai suoi inizi, la tecnologia del volo e della missilistica ha mantenuto un dialogo con i sogni della fantascienza. Entro la fine degli anni ’30 del secolo scorso, il pionierismo fin de siécle di Wells e Verne era degenerato in molli cliché da space opera. All’avanguardia della SF (science fiction, fantascienza in inglese – nda), le visioni mistiche hanno lasciato il posto all’ingegneria pratica.
Decano dei nuovi scrittori di hard sci-fi (detta anche fantascienza tecnologica, nda) fu Robert Anson Heinlein, semplicemente RAH per i suoi fan. Heinlein fu un uomo concreto, un ingegnere con contatti nelle nuove industrie aerospaziali. I racconti che ha scritto per le riviste pulp dell’epoca e i romanzi che seguirono diedero alla fantascienza una nuova voce: ottimista, che guardava oltre, pratica.
Come noi ci siamo aggrappati al sogno del volo e del potere, che si ridusse in cenere nelle nostre mani, per i bambini di oggi, gli atterraggi sulla luna sono un fantasma di un’era sepolta, una memoria analogica a bassa definizione e audio monofonico che perde tutto nella conversione al digitale FullHD 3D e Dolby DTS. Non è un caso che le opere più longeve di RAH siano quelle scritte per una generazione precedente di bambini.
Heinlein li ha sfornati negli anni ’50, rivolti a un pubblico troppo giovane o troppo ubriaco per offrire una possibilità a una lettura critica vera e propria. Gli editori però li ristampavano, anno dopo anno. Li ho scoperti oltre tre decenni dopo, ora sono una fila ordinata di innocui cartonati nella mia libreria. Il terrore dalla sesta luna, Stella doppia, I figli di Matusalemme, Straniero in terra straniera, La Luna è una severa maestra, Fanteria dello spazio, Il pianeta rosso, Lazarus Long l’immortale, il ciclo di Storia futura…
Verso la metà degli anni ’60, la telemetria delle sonde interplanetaria aveva già distrutto l’illusione delle paludi brulicanti su Venere, dei suoi coloni intrepidi che respiravano l’aria rarefatta di un Marte attraversato dai canali lowelliani, del suo serraglio interplanetario riccamente popolato come quello di un avventuriero vittoriano. L’ho conosciuto quando la sua visione stava spirando lentamente come altre utopie del secolo precedente.
Ma anche il più anacronistico lettore di hard Sci-Fi ottiene le sue consolazioni. Heinlein ha creato splendenti tute spaziali, sistemi di navigazione prismatici e giroscopici, circuiti elettrici di protezione incorporati in materiali luccicanti, qualsiasi cosa possiate immaginare chiudendo gli occhi e guardando le vostre mani sporche e puzzolenti di propellenti aerospaziali.
E c’erano anche le biciclette.
Nel sistema solare di Heinlein, gli esploratori vagano per i deserti marziani e per le miniere degli asteroidi più grandi. Sono selvaggi, solitari, barbuti, scommettono anni della loro vinta per un solo colpo buono. Pedalano bici di un particolare tipo: robuste, affidabili, con tubi fuori misura, manubri larghi per il miglior controllo, e gomme grandi per terreni inconsistenti.
Suona familiare?
I pionieri del movimento mountain bike erano degli sbarbati della fantascienza. Sono di almeno vent’anni più vecchi di me, gli adolescenti degli anni ’60, i cadetti spaziali. Devono aver letto Heinlein. Forse, nonostante tutto, uno di quei sogni di una fuga di metà secolo, si è veramente avverato.
Mi piace pensare così.

…on both Mars and Luna prospecting by bicycle was much more efficient than prospecting on foot; on the moon the old-style rock sleuth with nothing but his skis and Shanks’s ponies to enable him to scout the area where he had landed his jumpbug had almost disappeared. All the prospectors took bicycles along as a matter of course…
…deprived of his traditional burro [the prospector] found the bicycle an acceptable and reliable, if somewhat less congenial substitute. A miner’s bike would have looked odd in the streets of Stockholm; oversized wheels, doughnut sand tires, towing yoke and trailer… …not the vehicle for a spin in the park, but on Mars or on the Moon it fitted its purpose the way a canoe fits a Canadian stream.
[Space Family Stone – Robert Anson Heinlein, 1952]

Poesia a due ruote

Non ho scritto poesie da quando avevo 16 anni e, con un po’ di fortuna, non lo farò mai più. Mi ricordo che fu uno dei miei sforzi più frustranti dell’adolescenza. Di essere parte del vento, inebriato dal movimento, con velocità delirante.
Un po’ come a volte su una bicicletta ma, ironia della sorte, produssi la mia prima imitazione bardica circa nel momento in cui ho abbandonato la bici in cerca della virilità motorizzata. Leggi il resto di questa pagina »

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