Pasquetta. È tempo di abbuffate fuori porta. Un appuntamento fisso annuale che ha la familiarità confortevole del ritrovo tra amici. La griglia è avviata, c’è la coda per la prima salsiccia pronta e, senza un motivo particolare, tutti sono stipati in cucina. Nell’attesa ci si intrattiene con storielle che erano tutt’altro che divertenti quando sono accadute, ma ormai sono così rimaneggiate da far star male dal ridere. “Ti ricordi quel giro dove ‘ancora una salita’ significava in realtà ‘quattro colline prima che inizi la vera salita? ’” Questa storia viene immediatamente superata da quella in cui l’amico del cugino dell’amico, spegnendo il cervello, ha tentato di entrare nel garage con la mtb sul portabici.
A un certo punto, tra una birra superlativa e una più a buon mercato, le conversazioni sono tranquillamente passate dal rievocare il passato al fantasticare sul futuro. Si arriva a sera, con il tavolo della cucina coperto da cartine di sentieri, vecchie riviste zeppe di ‘orecchie’ sulle pagine a mo’ di segnalibro, e qualche cartone di birra colmo di bottiglie vuote. Leggi il resto di questa pagina »
Ultima
Castelli in aria
Punk biking
Ovvero è sempre meglio quando si vive secondo le proprie regole
Il ciclismo e la musica mi sono sempre sembrati come dei fratelli separati alla nascita. Ciascuno, a modo suo, ha ricche tradizioni, regole e una solida scienza alle spalle. Ognuno mi ha fornito innumerevoli ore di divertimento, sia facendone parte sia godendo l’arte degli altri. Ma senza dubbio, i più grandi benefici sono arrivati quando i rinnegati e i sognatori hanno afferrato le redini e puntato la diligenza verso una direzione completamente nuova.
Con l’avvento del rock ‘n’ roll, è stata data una voce ai sentimenti sfrenati di un’intera generazione di giovani creando un movimento completamente nuovo e rivoluzionario. Questo movimento era più forte delle consolidate norme sociali e dello Stato, che spesso reagì col pugno di ferro. Non solo il rock ‘n’ roll fu giovane e ribelle, ma anche divertente da suonare e da ascoltare.
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Il mio rapporto con il Natale
Ho sempre avuto un rapporto complicato con il Natale. Quello che si presenta quando compi gli anni dieci giorni dopo il Natale. Non mi piace condividere il palco con il Figlio di Dio. Gesù non ha mai sentito nessuno dire: “Questo è il tuo regalo per il Natale e per il compleanno.”
Ode al restauro
Le cose migliori nel ciclismo sono gratuite. Borsoni colmi di denaro possono ungere le ruote dell’innovazione nel ciclismo, ma per il pedalatore di tutti i giorni è più vero il contrario. Meno soldi hai da spendere per la bici che stai allestendo, più arditi saranno i tuoi pensieri, e di conseguenza più creative saranno le tue soluzioni. Questo è ciò che rende il restauro o ripristino di vecchie bici così appagante e unico.
Le bici migliori sono costruite con i guanti, la tradizione e i soldi. Le bici restaurate sono allestite con la determinazione di ottenere qualcosa di realizzabile e appena decente da un mucchio di telai d’occasione e scatoloni di vetusti pezzi di ricambio. Soluzioni che non prendereste mai in considerazione per la vostra miglior bici, ma che sono l’essenza del restauro. Leggi il resto di questa pagina »
Texture
Improvvisamente la strada si fa più agevole, le gambe girano più fluide. Automaticamente passo a un rapporto più duro, mi risiedo sulla sella. Ho appena cambiato valle, è appena cambiata la texture dell’asfalto.
Ogni comune, a volte ogni frazione, ha il suo modo di asfaltare le strade secondarie, ognuno ha la propria idea di asfalto ideale, di perfetta pavimentazione. Per il ciclista, questo si traduce in un piccolo scalino quando il confine viene attraversato, e in una nuova sensazione in sella. Leggi il resto di questa pagina »
Sogno di una fuga di mezzo secolo
Di questi tempi, devi cercare a lungo prima di trovare un bambino che pensi seriamente alle stazioni spaziali, ai viaggi interplanetari, alle colonie su Marte. Non è stato sempre così. Il programma spaziale statunitense ha permeato la cultura in cui sono cresciuto, sussurrando selvagge promesse di libertà a chiunque volesse considerarlo. Molti di noi l’hanno fatto.
Fin dai suoi inizi, la tecnologia del volo e della missilistica ha mantenuto un dialogo con i sogni della fantascienza. Entro la fine degli anni ’30 del secolo scorso, il pionierismo fin de siécle di Wells e Verne era degenerato in molli cliché da space opera. All’avanguardia della SF (science fiction, fantascienza in inglese – nda), le visioni mistiche hanno lasciato il posto all’ingegneria pratica.
Decano dei nuovi scrittori di hard sci-fi (detta anche fantascienza tecnologica, nda) fu Robert Anson Heinlein, semplicemente RAH per i suoi fan. Heinlein fu un uomo concreto, un ingegnere con contatti nelle nuove industrie aerospaziali. I racconti che ha scritto per le riviste pulp dell’epoca e i romanzi che seguirono diedero alla fantascienza una nuova voce: ottimista, che guardava oltre, pratica.
Come noi ci siamo aggrappati al sogno del volo e del potere, che si ridusse in cenere nelle nostre mani, per i bambini di oggi, gli atterraggi sulla luna sono un fantasma di un’era sepolta, una memoria analogica a bassa definizione e audio monofonico che perde tutto nella conversione al digitale FullHD 3D e Dolby DTS. Non è un caso che le opere più longeve di RAH siano quelle scritte per una generazione precedente di bambini.
Heinlein li ha sfornati negli anni ’50, rivolti a un pubblico troppo giovane o troppo ubriaco per offrire una possibilità a una lettura critica vera e propria. Gli editori però li ristampavano, anno dopo anno. Li ho scoperti oltre tre decenni dopo, ora sono una fila ordinata di innocui cartonati nella mia libreria. Il terrore dalla sesta luna, Stella doppia, I figli di Matusalemme, Straniero in terra straniera, La Luna è una severa maestra, Fanteria dello spazio, Il pianeta rosso, Lazarus Long l’immortale, il ciclo di Storia futura…
Verso la metà degli anni ’60, la telemetria delle sonde interplanetaria aveva già distrutto l’illusione delle paludi brulicanti su Venere, dei suoi coloni intrepidi che respiravano l’aria rarefatta di un Marte attraversato dai canali lowelliani, del suo serraglio interplanetario riccamente popolato come quello di un avventuriero vittoriano. L’ho conosciuto quando la sua visione stava spirando lentamente come altre utopie del secolo precedente.
Ma anche il più anacronistico lettore di hard Sci-Fi ottiene le sue consolazioni. Heinlein ha creato splendenti tute spaziali, sistemi di navigazione prismatici e giroscopici, circuiti elettrici di protezione incorporati in materiali luccicanti, qualsiasi cosa possiate immaginare chiudendo gli occhi e guardando le vostre mani sporche e puzzolenti di propellenti aerospaziali.
E c’erano anche le biciclette.
Nel sistema solare di Heinlein, gli esploratori vagano per i deserti marziani e per le miniere degli asteroidi più grandi. Sono selvaggi, solitari, barbuti, scommettono anni della loro vinta per un solo colpo buono. Pedalano bici di un particolare tipo: robuste, affidabili, con tubi fuori misura, manubri larghi per il miglior controllo, e gomme grandi per terreni inconsistenti.
Suona familiare?
I pionieri del movimento mountain bike erano degli sbarbati della fantascienza. Sono di almeno vent’anni più vecchi di me, gli adolescenti degli anni ’60, i cadetti spaziali. Devono aver letto Heinlein. Forse, nonostante tutto, uno di quei sogni di una fuga di metà secolo, si è veramente avverato.
Mi piace pensare così.
…on both Mars and Luna prospecting by bicycle was much more efficient than prospecting on foot; on the moon the old-style rock sleuth with nothing but his skis and Shanks’s ponies to enable him to scout the area where he had landed his jumpbug had almost disappeared. All the prospectors took bicycles along as a matter of course…
…deprived of his traditional burro [the prospector] found the bicycle an acceptable and reliable, if somewhat less congenial substitute. A miner’s bike would have looked odd in the streets of Stockholm; oversized wheels, doughnut sand tires, towing yoke and trailer… …not the vehicle for a spin in the park, but on Mars or on the Moon it fitted its purpose the way a canoe fits a Canadian stream.
[Space Family Stone – Robert Anson Heinlein, 1952]
Poesia a due ruote
Non ho scritto poesie da quando avevo 16 anni e, con un po’ di fortuna, non lo farò mai più. Mi ricordo che fu uno dei miei sforzi più frustranti dell’adolescenza. Di essere parte del vento, inebriato dal movimento, con velocità delirante.
Un po’ come a volte su una bicicletta ma, ironia della sorte, produssi la mia prima imitazione bardica circa nel momento in cui ho abbandonato la bici in cerca della virilità motorizzata. Leggi il resto di questa pagina »
Che fine ha fatto l’avventura in mtb?
Riguardare la sintesi online del Whistler Crankworx in Canada mi ha fatto riflettere. Anche se non è lo stile di riding che mi si addice, sicuramente mi affascina. Ma la mtb sta davvero prendendo questa strada? Il freeride è diventato il nuovo sinonimo di estremo?
Probabilmente decine di migliaia di spettatori hanno assistito all’evento sul posto, la maggior parte con le proprie bici al seguito, girando prima e dopo sulle innumerevoli tracce di Whistler. Trenini griffati Troy Lee, tutti su mtb da oltre tremila euro, completamente kittati con protezioni integrali, neck brace, caschi integrali, e per finire l’indispensabile helmet cam. Bambini di 10 anni su full – che bravi genitori! – e con abbigliamento MX style. È stupefacente vedere come sia diffusa l’anima gravity qui! La Red Bull Rampage si svolge nel mezzo del deserto dello Utah, ma tutto questo è nel bel mezzo di un resort, e la maggior parte delle strutture è aperta al pubblico per tutta la stagione di riding. Riuscite a immaginare che godimento? Leggi il resto di questa pagina »
Il valore di un numero
È difficile separarsi dal numero di gara.
Mettere la tabella sulla bici è qualcosa di unico e speciale. Come se la tua bici apparisse più imponente e fiera.
E quando la gara è finita e arriva il tempo di caricare la fedele cavalcatura sulla macchina per il ritorno, tieni la tabella su di essa. Come se volessi distinguerti. Magari mentre superi un’altra macchina in autostrada il guidatore ferma lo sguardo sulla tua bici e poi su di te, comprendendo subito perché sei così abbronzato e appari così stanco.
Arrivi a casa e metti la bici in garage. Rimuovi il numero adesso? Per nulla al mondo! Le regali una notte in cui indossare quello speciale distintivo d’onore. Leggi il resto di questa pagina »
Non è tutto oro ciò che luccica
“All that glisters is not gold,
Often have you heard that told;
Many a man his life hath sold…”
[W. Shakespeare, “Il mercante di Venezia”]
Ci sono ancora alcuni fraintendimenti sull’enduro come disciplina mtb. Osservando il panorama attuale, si nota una pretesa relativamente diffusa di usare il termine enduro un po’ troppo allegramente. I forum e i social network contribuiscono in modo anche involontario ma in ogni caso innegabile.
Ma anche i francesi, che crearono e definirono la disciplina, ci hanno messo del loro con le Enduro Series, che non sono le gare enduro propriamente dette. Di fatto, gli organizzatori di Tribe Sport Group hanno creato l’anno passato le All-Mountain Series, che corrispondono al significato ormai accettato dalla massa: risalite a pedali e discese cronometrate, e non una raffica di PS raggiunte ogni volta tramite gli impianti di risalita come le Enduro Series. Questo insieme all’incapacità o quasi dei media nel definire correttamente enduro e all-mountain come tipologia di bici, sta portando a un enorme e monumentale impedimento nella comprensione prima della filosofia alla base, poi nella realizzazione di prodotti specifici dalla bici per arrivare agli accessori, per finire con la sua declinazione agonistica. Non bisogna prendere alla leggera quanto sta succedendo, da Twitter sino ai magazine cartacei passando per Facebook e i forum online. C’è un diretto e assolutamente innegabile rapporto di causa-effetto.
Ancora adesso, nonostante siamo ormai al quinto anno di attività del circuito Superenduro italiano, ci sono malintesi sul format di gara, sulla tipologia dei percorsi, sui tempi di risalita, ecc. Mi sento solo di lodare Franco Monchiero, Enrico Guala e i loro collaboratori per aver avuto la forza di portare finalmente la prima serie enduro nel nostro Paese, e di imporre un concept che sta avendo il giusto riconoscimento internazionale con il prestigioso Enduro delle Nazioni riproposto per il secondo anno consecutivo a Sauze d’Oulx e con l’UCI che ha riconosciuto ufficialmente la disciplina.
La macchina ormai è avviata e stanno nascendo piccoli circuiti regionali, in Italia Centrale e Sicilia, per la felicità di chi non può macinare migliaia di chilometri all’anno per recarsi agli eventi Superenduro dislocati principalmente dove un certo modo d’intendere il mountain biking – l’aspetto ludico e adrenalinico affiancato a quello atletico – ha preso piede: Piemonte e Liguria. Tuttavia c’è ancora molta strada da fare prima che il pubblico più vasto apprezzi appieno le ragioni d’essere dell’enduro in mtb e possa trarne beneficio completamente.













